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  • Sabrina

DEVI SPOSARTI E AVERE FIGLI!

Aggiornato il: 25 set 2019


Oppressione e pressione sulla donna nel ventunesimo secolo.


In passato la società imponeva ai suoi componenti come comportarsi, come gestire gli eventi ed interpretarli e cosa fare in base ai diversi stadi della vita.

Il motivo è che la società permette ai suoi appartenenti di restare all’interno di essa solo se si adeguano a seguire specifiche regole. La pena per aver disobbedito era, in passato, proprio l’esclusione dalla società stessa. Ma le persone come esseri sociali hanno bisogno degli altri per poter sopravvivere. Ed ecco che diventava fondamentale seguire le regole per non essere esclusi.


Nel nostro presente moderno molte delle rigidità imposte dalla società sono rimaste ormai un retaggio del nostro passato. Ma non tutte. Alcune continuano ad imporsi e a creare stress, disagio e in alcuni casi depressione.


Cosa vuol dire essere donna nel ventunesimo secolo?

Ora le donne hanno accesso all’istruzione, possono votare, lavorare, viaggiare e soggiornare in un hotel anche senza il marito o la famiglia di origine. Tutti questi progressi sono stati raggiunti grazie a grandi lotte e sacrifici, ma primariamente grazie alle due guerre mondiali che hanno impegnato gli uomini al fronte e hanno ridotto il numero di uomini in età di matrimonio disponibili lasciando in parte le donne “libere” di prendere il loro posto in alcuni lavori e di ristrutturare in parte la società.


Sono stati gli anni ’50 del 1900 a vedere la liberazione delle donne da alcuni costumi e il progressivo aumento di donne al lavoro. E’ proprio nel 1948 che le donne in Italia conquistano il diritto di voto.


Il matrimonio invece resta un’istituzione vista in Italia ma non solo come un punto di arrivo della vita di una donna, come una sorta di aspirazione per la persona, che sembrerebbe non sempre avere voce in capitolo.


Le donne studiano e si laureano ma molte famiglie considerano il raggiungimento di un traguardo non l’attestato universitario ma il “convolare a nozze”.


Cosa vuol dire questo per le donne di oggi, ragazze e donne che invece hanno scelto la carriera, i viaggi o semplicemente non hanno trovato la persona giusta?

Le donne che hanno deciso di non accontentarsi, potendo lasciare la casa e la famiglia di origine alle spalle senza dover passare per il matrimonio. Queste donne e ragazze trovano la loro soddisfazione in lavoro, amicizie e relazioni anche in assenza di matrimonio. Ma ad alcune di loro viene costantemente ricordato che manca qualcosa, che magari il loro “valore” non e’ completo, che non “sei una vera donna” se non ti sposi e hai figli.

Non una scelta ma un obbligo.

Non una vocazione ma una necessità per poter essere riconosciuti dalla società come parte di essa, per non essere “esclusi”.

L’esclusione ovviamente non avviene più in maniera pratica come poteva apparire nel passato o come invece accade nel regno animale. Si tratterebbe invece di una esclusione più nel reame dell’appartenenza, del non poter far parte del gruppo di coetanei e coetanee che invece seguono la norma e si sposano e fanno figli.


Essere o non essere?


Cosa manca al momento nella società sembrerebbe sia la possibilità per la persona di scegliere senza essere tormentata e bombardata dalla famiglia di origine.


Complessa appare la situazione della donna che opta, per scelta o per fato, di non seguire la strada prefissata per lei dalla società ma di restarne al di fuori. È la donna stessa a porsi molte domande, a chiedersi se si è fatta la scelta giusta oppure perché non ci si è trovati nella situazione favorevole per crearsi una famiglia. Potrebbero essere presenti sensi di colpa, depressione, bassa autostima, ansia e ruminazione. La donna si trova poi oggetto di giudizi a volte forti e continui da parte della famiglia di origine.


L’identità della donna viene ancora soggiogata, si può evincere, all’essere dipendente dal marito, all’essere identificata principalmente come “custode del focolare” quando invece le conquiste sul campo del lavoro e della propria indipendenza economica e sociale, sono conquiste da ripetere ogni giorno, che richiedono a volte più sacrificio e lavoro di quello che richiedono all’uomo.


Questo conflitto interno alla donna tra il voler ribadire la propria indipendenza e dover invece sottostare alle richieste della società e della famiglia di origine che invece la vogliono “dipendete” creano disagio psichico per la donna.


Il disagio psicologico.


Cosa prova una donna o non più giovane nel sentirsi dire che ciò che ha conquistato al di fuori, nel mondo del lavoro, non è abbastanza?


Cosa vuol dire sentirsi rinnegare la propria scelta come “sbagliata” e non sentirsi una “vera donna”?


La persona viene tormentata da altri ma si tormenta pensando e riflettendo su cosa sarebbe stato giusto, quale scelta sarebbe stata migliore. Ma perché negare le proprie inclinazioni? Perché doversi poi magari piegare ed accettare che le imposizioni altre sono per il proprio bene e non il perpetrarsi di uno stereotipo?


Non tutte le donne hanno l’aspirazione a divenire mamme con l’enorme sacrificio e la necessità di annullarsi che questo sacrificio richiede. La società e la famiglia sembrerebbe non osino lasciare alle donne la possibilità di scegliere liberamente, come hanno fatto sin dall’inizio della storia. In tal modo condannano la donna a dover essere vittima di giudizi e imposizioni sulla propria scelta di vita, in un presente in cui le donne si potrebbero reinventare e riscrivere a loro piacimento, mantenendo sempre la scelta personale come priorità da rispettare. E la donna cosi’ condannata resta in balia dei propri dubbi sulle scelte e non può fare altro che trovare la propria pace con le scelte fatte oppure cambiare direzione e sottomettersi al volere altrui, divenendo donna moglie e madre, liberandosi dell’oppressione familiare e sociale. Sottolineare come i giudizi nei confronti delle donne restano forti, come la scelta personale meno “ben vista” o accettata e come il ruolo di dipendenza dall’uomo ancora in parte predominante.


Referenze:

https://www.ilpost.it/2016/06/22/donne-1946-voto-maturita-2016/

https://www.studiopsicologiaroma.com/i-ruoli-della-donna-identita-in-conflitto/

Giuseppina Murciano Archetipi del femminile, identificazione e incontro con l’uomo: Gli archetipi del femminile: il cammino della donna verso la sua identità interiore e l’incontro con l’uomo.


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